Santo Amaro da Purificação, nel Recôncavo Baiano, città marcata dal verde dei canaviais, é una terra ricca di manifestazioni della cultura popolare di origine africana. Culla della capoeira baiana, è stata anche il palcoscenico della nascita del Maculelê, danza di forte espressione drammatica, destinata in origine solo a partecipanti di sesso maschile, i quali danzavano in gruppo, battendo le grimas (bastoni) al ritmo degli atabaques (strumenti a percussione) e al suono di canti in dialetto africano o in linguaggio popolare. Tra tutti le attività artistiche di Santo Amaro, il Maculelê era il più contagioso, per il ritmo vibrante e per la  ricchezza dei cori.

La sua origine, però, come spesso accade in relazione a tutte le manifestazioni folcloriche di matrice africana, è oscura e sconosciuta.

L’origine è probabilmente africana, infatti il termine Maculelè deriva dal nome della tribù Macuas, gli esponenti della tribù vicina i Nale dicevano Macuas ha lele, dove lele è il bastone che portavano per lottare, da qui Maculelè.

Si pensa che sia sbocciato da un avvenimento popolare avvenuto nel XVIII secolo nelle piantagioni di canna di zucchero della città di Santo Amaro e sia poi rientrato a far parte delle manifestazioni artistiche della città.

Dice una delle leggende che gli schiavi neri nei momenti di pausa dal duro lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero praticavano una lotta con pezzi di canna che simulavano bastoni o coltelli simili al machete, per poter un giorno combattere i padroni e ottenere la libertà. Questa lotta prendeva il nome di “Dança do Canavial”.

Racconta la leggenda che la coreografia del maculelê abbia le proprie radici in un episodio accaduto in un villaggio primitivo nelle terre Ioruba: un giorno i guerrieri uscirono dal villaggio per la caccia, vi rimasero soltanto 22 guerrieri anziani insieme a donne e bambini. Quando una tribù nemica sferrò un attacco. Allora i 22 guerrieri anziani rimasti si armarono di corti bastoni di legno e affrontarono gli invasori, dimostrando un coraggio innegabile e riuscendo addirittura sconfiggere il nemico. Tornati dalla caccia, i guerrieri videro i segni della lotta e furono informati dei combattimenti avvenuti. A quel punto decisero di rendere un omaggio ai 22 vecchi guerrieri simulando lo stesso combattimento in forma di danza. Questo episodio è stato da allora festeggiato frequentemente dai membri della tribù, arrivando a creare ritmo e musica caratteristici e movimenti peculiari. La danza sarebbe quindi un omaggio al coraggio di quei guerrieri.

All’inizio del XX secolo con la morte dei grandi maestri di maculelê di Santo Amaro, questa manifestazione fu a lungo dimenticata, finché nel 1943 il Maestro Paulino Aluisio de Andrade , conosciuto come Mestre Popo do Maculelê , considerato il «padre del maculelê», raggruppò parenti ed amici insegnando loro questa danza in base ai suoi ricordi, con l’intenzione di rilanciare nuovamente il maculelê nelle feste religiose.

Il 13 di Maggio (giorno in cui si festeggia la abolizione della schiavitù) Popo si presentava al centro del mercato in un luogo separato, si presentava e danzava maculelè o giocava capoeira con i suoi figli.

Non era una festa folclorica, ma una dimostrazione di ringraziamento e di gratitudine ai santi chiamati Orixas.

Ci fu una resistenza molto grande a Santo Amaro da parte dei signori degli engenhos (luoghi in cui venivano riuniti gli schiavi a lavorare) , alcuni che non credevano che l’abolizione fosse avvenuta davvero, altri che  chiesero un sostegno politico per ottenere la sospenzione dell’abolizione, altri che insieme con la polizia cercarono di proibire qualsiasi festeggiamento del 13 Maggio. E quindi a Santo Amaro la celebrazione di questa data è ancora più sentita e ancora oggi lo fanno proprio nel mercato.

Oggigiorno il maculelê è parte integrante delle attività folcloristica brasiliana ed è frequentemente presentato nelle esibizione dei gruppi di capoeira e in alcune di queste scuole le coreografie e gli indumenti originari sono mantenute.